Attualità

Sullo spostamento della statua di Imre Nagy a Budapest

Un contributo di Lorenzo Venuti, dottorando in studi storici Firenze-Siena

Dopo qualche mese di attesa la statua di Imre Nagy – primo ministro durante l’Ottobre del ’56 – ha fatto la sua ricomparsa a Budapest, presso Jászai Mari Tér (Piazza Mari Jászai), nelle vicinanze del Ponte Margherita, sponda Pest. L’opera di Tamás Varga, collocata nel 1996 nella piazza antistante il Parlamento, è stata posizionata sul lungo Danubio con le medesime modalità con la quale era stata spostata nella notte fra il 27 e il 28 dicembre scorso: furtivamente, senza alcuna cerimonia.

01 Statua di Imre Nagy dopo la manifestazione
Statua di Imre Nagy dopo la manifestazione

Solo domenica 16 giugno, anniversario dell’esecuzione del leader magiaro (1958), si è tenuta una commemorazione ufficiale davanti a poche decine di spettatori, con la partecipazione di diversi esponenti politici – anche dell’opposizione. In rappresentanza del governo era presente il Ministro delle Risorse umane, Miklós Kásler il quale, come gli altri, ha reso omaggio deponendo una corona di fiori davanti al basamento della statua. Assente, come preannunciato da qualche mese, la nipote di Imre Nagy, Katalin Jánosi, che ha preferito tenere un discorso nella medesima Jászai Mari Tér qualche ora dopo, davanti a circa 150-200 persone.
Nel dicembre del 2018 avevano fatto il giro del mondo le foto della rimozione del monumento, misura resasi necessaria per i lavori di ricostruzione della Vértánuk tere (Piazza dei Martiri), a sua volta un tassello del più vasto piano – Imre Steindl Program, dal nome di un celebre architetto ungherese – approvato nell’estate 2011: in base a questo, nel 2012-2014 era stata completamente ristrutturata la Kossuth Lajos tér (Piazza Lajos Kossuth), con la creazione di un ampio parcheggio sotterraneo e di un centro visitatori per il Parlamento.

 

02 Nemzeti vértanúk emlékműve (Fortepan.hu)
Nemzeti vértanúk emlékműve (Fortepan.hu)

Nel 2016 si è aperta una nuova fase, piuttosto ambiziosa, di modifiche della zona antistante, per restituirle l’aspetto che aveva nel periodo tra le fue guerre. Fra i siti interessati dai lavori anche quello della Vértánuk tere, dove è prevista la ricollocazione – o meglio la ricostruzione – del Nemzeti vértanúk emlékműve (Monumento dei martiri della nazione), distrutto nel settembre 1945. Il monumento era composto da una colonna, opera di Jenő Lechner, sulla quale erano incisi i nomi dei martiri della controrivoluzione del 1919, mentre sui lati si ergevano due statue dello scultore Richárd Füredi: una raffigurante una personificazione dell’Ungheria, l’altra un giovane che combatteva contro un mostro, rappresentazione del bolscevismo.
Il progetto prevede il restyling di altri edifici (fra cui il Ministero dell’agricoltura: Agrárminisztérium) e la ricostruzione dei tetti dei palazzi di Vécsey utca, ma è l’intervento sulla piazza ad assumere un valore particolare.
In primo luogo, simbolico: la statua di Imre Nagy in Vértánuk tere aveva un grande potere evocativo, esaltato dallo sguardo rivolto verso il Parlamento. Lo spostamento, poche centinaia di metri più a nord, pare simboleggiare l’esilio di una figura di dissenso, scomoda; e poco conta che il premier magiaro abbia reso omaggio alla tomba di Nagy lo stesso 16 dicembre, lasciando alcuni fiori insieme alla moglie.
La ricollocazione del Monumento dei martiri evoca anche un’altra questione: il rapporto tra l’Ungheria odierna a quella autoritaria dell’ammiraglio Miklós Horthy.

03 A német megszállás áldozatainak emlékműve. Davanti la contestazione del gruppo Eleven Emlekmű
A német megszállás áldozatainak emlékműve. Davanti la contestazione del gruppo Eleven Emlekmű

Il governo Orbán non è nuovo a una rivalutazione del periodo, e l’installazione della colonna pare continuità col percorso tracciato dalla recente politica magiara. Nel 2014, infatti, forti polemiche avevano accompagnato l’inaugurazione di A német megszállás áldozatainak emlékműve (Il monumento alle vittime dell’occupazione tedesca) nella poco distante Szabadság Tér (Piazza della Libertà); secondo il gruppo Eleven Emlekmű (Monumento vivo), l’opera sminuiva le responsabilità magiare nella seconda guerra mondiale. Qui l’Ungheria, allegoricamente rappresentata in fattezze angeliche, tiene in mano il globo crucigero magiaro, mentre un’aquila, contraddistinta dal numero 1944, la sovrasta avventandosi su di esso: chiaro il riferimento al marzo del 1944, quando l’operazione Margarethe portò all’occupazione del paese da parte dei nazisti.
A ogni modo, se l’operazione su Vértánuk tere può essere in qualche modo ricompresa nel quadro di un’operazione di ripristino del “panorama originale”, altrettanto non può dirsi per quanto riguarda il cuore stesso dell’Imre Steindl Program. Questo prevede infatti che nella vicinissima Alkotmány utca venga scavato un percorso di almeno un centinaio di metri (costo stimato 5 miliardi di fiorini), dove sorgerà la Nemzeti Összetartozás Emlékhelye (Memoriale dell’appartenenza nazionale), la cui inaugurazione è prevista nel 2020, centenario della firma del Trattato del Trianon.

04 © MTI Steindl Imre-program
© MTI  Steindl Imre-program

Una rampa inclinata condurrà il visitatore sotto il livello stradale, in un tragitto che vedrà, sui muri di fianco, scolpiti i nomi di tutti i municipi che componevano il Regno d’Ungheria, secondo il Registro ufficiale dei comuni del 1913. Una scelta non certo casuale, dato che questo era frutto di un processo di magiarizzazione della toponomastica, avviato nel 1898 e concluso nel 1912.

05 © MTI Steindl Imre-program
© MTI  Steindl Imre-program

La valenza evocativa, già molto forte lungo la discesa, raggiungerà il suo climax alla fine della rampa, dove sarà collocato un braciere nel quale arderà un fuoco perpetuo, simbolo dell’unità nazionale.
Questa ambiziosa politica monumentale è coerente con l’offensiva culturale lanciata dal governo Orbán contro gli istituti di ricerca indipendenti. Una linea – come ha ricordato Stefano Bottoni in questo blog – inaugurata dal duro attacco del 2017 contro la CEU (Central European University) e proseguita con il piano di ristrutturazione della Magyar Tudományos Akadémia (Accademia delle Scienze ungheresi), e che ha recentemente investito anche il 1956-Intézet (Istituto 1956).
Così, mentre la libertà di ricerca viene ostacolata dalla chiusura degli istituti che ne erano garanti, anche l’architettura e le strade di Budapest diventano terreno di “conquista” del governo, strumenti per proporre una lettura del passato nazionalista, dal quale espungere elementi ritenuti scomodi. La complessità di una figura come quella di Imre Nagy, con una statua in un luogo così simbolico quale Piazza dei Martiri, era troppo densa di significati e ingombrante, al punto da spostarla in una zona meno centrale. Un’ultima annotazione: domenica 16 giugno non era solo l’anniversario dell’impiccagione dello storico leader del ’56, ma anche quello della sua risepoltura, avvenuta nel 1989. Una data centrale nella democrazia magiara, che segnò di fatto la morte simbolica della Repubblica Popolare d’Ungheria. Dopo trent’anni, c’è da chiedersi dove sia finita quella promessa di democrazia.

 

 

 

 

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