Attualità · Scuola

5) Scommesse e sorprese – Gabriella Misuri

Il contesto nel quale va in scena il delirio di ciò che si chiama “didattica a distanza” (DAD) è quello di un grosso istituto secondario superiore di provincia, a Pontassieve: due indirizzi liceali e due indirizzi tecnici, che la retorica un po’ demagogica della scuola unita considera un unico mondo, ma che in realtà sono due mondi separati, a volte addirittura in conflitto. Convinti della loro superiorità almeno culturale i primi, perennemente certi di essere figli di un dio minore i secondi, con i quali mi confronto in questi ultimi anni. Tuttavia, non è una scuola di frontiera, anzi: edificio luminoso, dotazione LIM in ogni aula da quasi dieci anni, laboratori tecnici e linguistici all’avanguardia, stampanti 3D, progetti di simulazione d’impresa e di robotica, eppure… Eppure arriva lo tsunami della pandemia e cominciano le prime sorprese.

La piattaforma digitale che usavo, con diffidenza un po’ snob, solo per condividere il materiale e risparmiare carta (l’Amazzonia ringrazia), diventa ora la zattera cui aggrapparsi. Lo smarrimento e il delirio di onnipotenza del nostro ego di insegnanti è stato già ampiamente descritto, la consapevolezza di non avere né l’età né il fisico della youtuber è devastante: e allora cerchi nei ragazzi una sponda e, perché no, un aiuto. Invece, proprio sul piano delle tecnologie, anche loro sono smarriti, inadeguati: li abbiamo inseguiti per anni sul terreno digitale, abbiamo cercato di essere “al passo con i tempi”, per seguire il mantra della scuola legata al mondo esterno (che per i tecnici coincide meramente con una prospettiva aziendale) e scopriamo ragazzi cui manca la “grammatica” della comunicazione digitale. Comporre e inviare una mail diventa un ostacolo insormontabile, usare l’account d’istituto per iscriversi alla piattaforma è operazione titanica. E allora ti ritrovi nella tua bella classe virtuale madri, padri, fratelli… ma non erano i nativi digitali?

Prendi atto di questo e di molto altro, prometti a te stessa di ricordarti di questa cantonata quando sarà il momento, ma subito devi fare delle scelte. Subito, perché sai benissimo che se indugi buona parte dei ragazzi perderanno quel filo che faticosamente li legava a te e alle tue storie, ma soprattutto perderai le tante scommesse che hai fatto su di loro. Al biennio hai scommesso sui più svogliati, sui meno motivati, hai scommesso che non lasceranno la scuola al compimento dei 16 anni, perché al tecnico succede, anzi negli ultimi anni succede spesso. Ma se ora si rintanano in casa, con i loro bei pigiamini (qualcuno prima o poi si dovrà occupare dell’argomento pigiami nell’era della DAD…), se ti ascoltano, forse, a videocamera spenta, se la didattica diventa esercizio da consegnare in piattaforma, come fai a tenerli svegli, come fai a tradurre in digitale tutte quelle “sceneggiate” che erano le lezioni in presenza? Come riuscirai a fare l’istrione con la connessione a scatti? Non è un problema di contenuti, quelli verranno dopo, l’obiettivo è sempre stato tenerli attaccati alla scuola, l’obiettivo era ed è trovare continuamente strategie diverse per catturare la loro attenzione: e con la DAD la vedo dura.

Con i ragazzi dell’ultimo anno invece, quelli che conosci da cinque, quelli che aspettavano con l’ansia del caso la “maturità”, hai scommesso che li avresti convinti a provare il brivido dell’università. In un tecnico la scommessa è toglierli da quell’orizzonte lavorativo per cui “lavoro qualunque, purché sia”, nel quale paiono immersi dal momento dell’iscrizione, come se scegliere a 14 anni un indirizzo di scuola fosse un patto irreversibile con il destino. Quando riesci a convincerli, vedi che si iscrivono e magari t’invitano alla laurea e allora è festa grande. Ora, che ti chiedono le video lezioni registrate perché “prof. è meglio che in diretta”, ti senti ridotta a una specie di ologramma e ti sembra di non avere più tempo per convincerli.

Scegliere subito dunque, e fra le discipline scelgo di privilegiare la storia rispetto all’italiano, in parte perché è un segno di continuità con il mondo di prima, in parte perché i ragazzi stessi me lo chiedono (altra sorpresa). La storia allora si rivela, dopo più di un mese di DAD, un terreno adatto per mantenere quei fili. Ma è bene chiarire subito che è la storia come racconto, come narrazione di fatti e persone a vincere, così come vinceva anche prima in questi contesti scolastici (8 minuti di Stefano Massini che racconta Eichmann sono più efficaci di 10 documenti): con buona pace della “storia di caso” e dello studio di fonti originali. So bene che è una scelta antiscientifica, ma non siamo in un liceo, per molti di loro la scuola superiore è l’ultima occasione per conoscere ciò che è stato e quindi non mi pare proprio il caso di rischiare. A queste generazioni è mancata la narrazione storica familiare, la trasmissione orale degli eventi, quindi hanno fame di racconti e forse li ascoltano volentieri anche da una piattaforma, purché sia per brevissimo tempo, purché non diventi una tentazione per qualche pedagogista.

E comunque, potremmo chiamalo semplicemente “lavoro a distanza” come accade per tanti altri settori, invece che DAD? Anche perché la didattica è un’altra cosa.

 

Leggi anche gli altri contributi sulla didattica a distanza:

1) La scuola che manca – Valerio Camporesi

2) La Dad del Covid – Beatrice Di Castri

3) E arrivò così la famigerata Dad – Mattia Fibbi

4) L’altro domani della DAD – Chiara Martinelli

6) DaD: una didattica troppo distante – Alessandra Daloiso

 

 

6 pensieri riguardo “5) Scommesse e sorprese – Gabriella Misuri

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