Covid-19

La storia em quarentena, una proposta di public history dal Brasile – Camillo Robertini

    Nella fase iniziale di diffusione del Covid-19, prima che l’emergenza divenisse globale, la comunità accademica internazionale ha continuato a programmare il 2020 come se si trattasse di un anno qualsiasi. Quando è stato chiaro a tutti che la “normale” vita di un ricercatore (andare in archivio, viaggiare, partecipare a un convegno, ecc.) sarebbe stata stravolta dalla crisi sanitaria, in molti hanno iniziato a ricevere e-mail di disdetta e riprogrammazione delle più varie attività scientifiche in presenza. All’improvviso, tra telelavoro e teledidattica, lezioni su piattaforme digitali e correzioni di elaborati, ci siamo trovati a passare più tempo del previsto davanti al PC, spesso in una condizione claustrofobica.

   L’opportunità di raggiungere un pubblico di solito impegnato in altre attività, o nella vita di tutti i giorni, è stata colta da due studiosi, ricercatori post-doc: Paulo Cesar Gomes dell’Universidade Federal de Fluminense di Rio de Janeiro, animatore del sito “Historia da Ditatura”; Carlos Benítez Trinidad dell’Universidade de Santiago da Compostela, fondatore della rivista “Iberoamérica Social”. A loro si sono uniti nel progetto Mélanie Toulhoat  (Université Paris 3), membro dell’Association pour la recherche sur le Brésil en Europe, e Lucas Pedretti, dottorando in Sociologia all’Instituto de Estudo Sociais e Politicos (Universidade do Estado do Rio de Janeiro).

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   Nasce così, a partire dal 23 marzo, História em Quarentena (HQ), prima su una pagina Facebook, che in poche settimane raggiunge 14.000 fan; poi su un sito web.

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   Il duplice scopo di HQ è chiarito nella presentazione dai due ideatori: organizzare una serie di “conferenze” pubbliche, invitando a collaborare storici, studiosi di scienze sociali, giornalisti, ecc., per reagire al «confinamento provocato dal coronavirus» affrontando temi storici e storiografici rilevanti nel complicato contesto sociale e politico del Brasile e più in generale dell’America Latina.

    Sono state organizzate, e trasmesse in streaming su Facebook, varie videconferenze che hanno coinvolto un pubblico molto ampio: alcuni interventi sono stati seguiti da oltre 100 persone in contemporanea, altri hanno raggiunto in poco tempo le duemila visualizzazioni. A oggi sono stati trasmessi i 7 panel, ciascuno dei quali composti da tre conferenze e da un video-dibattito di chiusura,  poi pubblicati sull’omonimo canale Youtube.

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  Il primo panel è stato dedicato, in modo quasi inevitabile, a malattie, epidemie e pandemie, con interventi di due storici brasiliani (Eliza Viana e André Felipe Candido da Silva) rispettivamente sul rapporto tra epidemie e società e sul Covid-19, e dello storico italiano Camillo Robertini, che ha parlato della sua ricerca sulla classe operaia argentina sotto la dittatura (“Cercando eroi, ho trovato lavoratori comuni”).

    I panel successivi hanno affrontato tematiche centrali per la storia e la storiografia della regione, a partire dal secondo, dedicato a “violenza di Stato e autoritarismo”, con l’intervento introduttivo dell’antropologo brasiliano Luiz Eduardo Soares e due comunicazioni della storica Carolina Silveira Bauer (golpe in Brasile del 1964) e di Nadine Borges, avvocata attivista nel campo dei diritti umani. Il terzo panel, dedicato al rapporto tra storia, arte e cultura, ha visto la partecipazione di tre storici brasiliani (Ivan Lima, Natália Guerellus, Wallace Andrioli) che hanno parlato, rispettivamente, di  canzoni politiche, fotografie e cinema di denuncia sotto la dittatura. Nell’ambito del quarto panel, dedicato alle varie forme di disciplinamento sociale e culturale, sono intervenuti gli storici Érika Cardoso (“discorsi sulla moralità”), Renan Quinana (movimento Lgtb) e Maurício Brito (anticomunismo, gioventù e dittatura). Di questioni razziali tra ieri e oggi si è parlato nel quinto panel con gli storici brasiliani Silvia Capanema (razzismo e antirazzismo in Brasile: comparazioni atlantiche) e Bruno Silva (America coloniale), mentre il docente di America Latina Matthias Assunção è intervenuto sulla capoeira nel Brasile contemporaneo.

3   Il sesto panel si è concentrato sulle fake news nella storia, un tema molto attuale nel Brasile di Bolsonaro, che ha fatto della divulgazione di false notizie un “metodo” di governo. Sono intervenuti la studiosa di storia della scienza Tatiana Roque (il negazionismo come forma di governo), il docente di diritto argentino Mauro Cristeche (il dibattito pubblico in tempo di crisi) e la giornalista brasiliana Cristina Tardáguila (l’informazione al tempo del Covid-19). Al dibattito finale, moderato da Lucas Pedretti, hanno partecipato di Manuela d’Avila, David Nemer e Vinicius Wu.

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Il settimo panel, ultimo finora organizzato, è dedicato alla storia degli indigeni in Brasile, con interventi dell’attivista e indigena Edson Kayapó, dell’antropologo Giovani José da Silvia e della storica Juciene Ricarte.

    Il web, nelle sue varie forme di comunicazione (in particolare i social) si conferma un veicolo di trasmissione e di discussione di temi e problemi affrontati comunemente dalla comunità scientifica e declinabili, per richiamare il titolo di questa nota, in chiave di public history: l’accessibilità ai contenuti web e una buona predisposizione degli utenti consentono a iniziative come questa (e tante altre) di andare al di là della solita cerchia degli addetti ai lavori.

    Vi è, a ogni modo, un gap tra l’esperienza materiale dell’incontro e la sua riproduzione digitale. Per quanto la rete sia stata ed è indispensabile per ovviare all’isolamento e dare continuità alla ricerca e alla didattica, è ipotizzabile e sopratutto auspicabile che in un futuro prossimo, conclusa l’emergenza, questa modalità soppianti la fisicità alla quale eravamo abituati? Le teleconferenze e la Dad in cui molti di noi sono coinvolti, potranno sostituirsi del tutto anche alla ritualità del doversi recare in un luogo per assistere a una lezione o a una conferenza? Il mondo post-Covid19 dovrà interrogarsi anche su questi scenari orwelliani.

Camillo Robertini

(post-doc al Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas, Instituto de Investigaciones Gino Germani, Universidad de Buenos Aires; docente di storia orale e di storia del lavoro all’Universidad nacional de La Plata)

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