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2 giugno 1946. Italiane e italiani al voto (Francesca Tacchi)

In occasione del 74esimo anniversario del 2 giugno 1946, quando donne e uomini furono chiamati in Italia a scegliere nel referendum istituzionale tra monarchia e repubblica e a eleggere deputate e deputati all’Assemblea costituente, ricordiamo due articoli pubblicati su “Passato e presente” tanti anni fa, per provare a restituire il valore – morale, civile, politico, simbolico – di quella duplice consultazione elettorale.

Il primo è l’editoriale di Annarita Buttafuoco Cittadine italiane al voto (n. 40/1997), uno dei suoi ultimi contributi prima della prematura scomparsa. Il tono minore con cui, in occasione del 50esimo del 2 giugno, era stato ricordato il voto femminile, induceva l’ex presidente della Società italiana delle storiche a ricordare i pochi squarci in quel “silenzio” assordante – dalla mostra iconografico-documentaria “Cittadine. Il voto alle donne in due secoli di discussione” (Arezzo) al volume di Anna Rossi-Doria Diventare cittadine. Il voto alle donne in Italia (Giunti 1996).

                 donne       rossi doria

Questo “silenzio” aveva nel 1996, secondo Buttafuoco, una duplice origine: la “irrilevanza politica” dell’introduzione nel 1945 del voto femminile – inteso come ampliamento della base elettorale – attraverso uno strumento giuridico riduttivo come il decreto luogotenenziale del governo Bonomi del 30 gennaio; la congiuntura politica in cui si era celebrato il 50esimo, all’indomani della vittoria dell’Ulivo (quando il sistema uninominale aveva penalizzato le candidature femminili, dopo la bocciatura da parte della Consulta della legge che imponeva ai partiti l’equilibrio di genere nelle candidature per la quota proporzionale), che aveva “paradossalmente” contribuito a mettere in secondo piano il significato politico del voto femminile del 1946. Allora, furono elette 21 donne all’Assemblea costituente: una percentuale non altissima (3,8%), ma comunque superiore di quella raggiunta nei decenni successivi, fino al 1971.

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Il secondo contributo è quello di Sandro Rinauro, Monarchici o savoiardi? A proposito del referendum istituzionale del 1946, con cui “Passato e presente” inaugurava nel 2001 (n. 53) la rubrica “Usi e abusi della storia”, e che si riallacciava al suo intervento, nel numero precedente, sull’utilizzo in Italia, a partire dal 1936, del sondaggio d’opinione.

Lo spunto proveniva dall’attualità: la scomparsa della principessa Maria José aveva riaperto infatti la questione del rientro in Italia dei Savoia e rinfocolato le polemiche sugli esiti del referendum istituzionale del 1946. Questo avrebbe assegnato, secondo alcuni monarchici, la vittoria alla repubblica in virtù di presunti brogli; la lentezza con cui era avvenuto lo spoglio delle schede, e alcune improvvide esternazioni di De Gasperi, indussero qualche giornale ad annunciare la vittoria della monarchia.

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A determinare l’esito del referendum in favore della Repubblica, ricorda Rinauro, fu la percezione collettiva delle responsabilità dei Savoia negli anni del fascismo e della guerra.

Il Sole - referendum statistica

Questo è quanto emergeva dal primo sondaggio pre-elettorale condotto in Italia, in aprile, dalla neonata Doxa dello statistico Pierpaolo Luzzatto Fegiz; una sorta di inchiesta socio-politica, peraltro finanziata dal Circolo monarchico milanese del marchese Paolo Clerici, di cui alcuni giornali, tra cui “Il Sole” di Milano, avevano reso conto. Grazie a una serie di domande indirette rivolte nell’aprile a un campione di 5.849 persone, era emerso che i monarchici – dati comunque per vittoriosi – avrebbero votato per affezione all’istituzione e non per entusiasmo verso casa Savoia, oltre ovviamente che per diffidenza nei confronti dell’istituzione repubblicana.

Buon 2 giugno a tutte e a tutti!

 

 

 

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