Attualità · Covid-19 · Segnalazioni

Lavoro, ambiente, salute, prevenzione, partecipazione: un seminario (a distanza) sugli anni ’70 al tempo del Covid-19 – Pietro Causarano

La pandemia del Covid-19 ha sollecitato diversi spunti di riflessione in cui ambiente, salute e lavoro si sono incrociati in forme nuove ma per taluni versi richiamandone anche di più antiche. Il tema delle zoonosi ci ha messi di fronte agli effetti di una promiscuità socio-ambientale e senza diaframmi fra spazi umani e non umani a causa dell’impatto della nostra invadenza e aggressività produttiva e di consumo. La questione della prevenzione, del limite e del principio di precauzione sono tornati prepotentemente alla ribalta, anche se nei termini di polizia sanitaria e quindi in una logica di straordinarietà del governo.

Foto 1 - operatori sanitari in protesta in Framcia
Operatori sanitari in protesta in Francia

La pandemia ha evidenziato un problema di sanità pubblica che nei paesi sviluppati si pensava non avremmo più dovuto affrontare in questi termini, con il corollario di tutte le diseguaglianze sociali, di genere e generazionali, di fronte alle quali ci siamo scoperti impreparati. Poi è esplosa la fragilità dei sistemi sanitari e dei loro modelli organizzativi, logorati da decenni di crisi e disinvestimento dal Welfare. Le politiche di intervento e di chiusura in molti paesi hanno assunto, in forme più o meno esplicite e forse inevitabilmente, un andamento direttivo e prescrittivo senza concertazione con gli attori sociali (o con forme opache di negoziazione separata); né pare stia andando meglio dopo, di fronte alle nere prospettive di profonda crisi strutturale delle economie globali e delle relazioni di interscambio.
Nel caso italiano, in una prima fase, molti osservatori, non solo sindacali, sono stati colpiti dall’incapacità e qualche volta dalla mancata volontà di coinvolgere in maniera sistemica – nel processo decisionale e nella definizione operativa dei protocolli di sicurezza – i lavoratori non solo della sanità ma anche quelli legati alle altre attività produttive e di servizio, con molte incertezze a più livelli rispetto all’individuazione di quali fossero quelle essenziali e di come andassero tutelati i lavoratori. Gli effetti si sono visti nelle ambiguità e nelle falle della prevenzione dell’organizzazione del lavoro, a cominciare dalla sanità.

Foto 2 - protesta lavoratori Geofor
Protesta dei lavoratori della Geofor a Pisa

I sindacati hanno dovuto minacciare lo sciopero per farsi prendere in considerazione e comunque con un evidente minor peso rispetto ad altri portatori di interesse economico.
Le differenze fra i settori produttivi, di dimensionamento di impresa e di modelli organizzativi (si pensi alla logistica e al ruolo che ha svolto come connettivo socio-economico ma anche come vettore di contagio in una prima fase, attraverso i corrieri espresso) hanno accentuato, magari ribaltandole momentaneamente, le differenze territoriali del nostro paese. Analoghi problemi si sono poi riproposti al momento di decidere la graduale riapertura, con atteggiamenti a volte irrazionali dal punto di vista della responsabilità sociale dei soggetti protagonisti, soprattutto delle imprese ripiegate nell’angosciosa (e in parte comprensibile) autarchica difesa dei propri interessi economici primari. Produzione e ambiente sub specie salute pubblica, nella pandemia, sono entrati per l’ennesima volta in frizione: e il lavoro però si è trovato nel mezzo, a garantire responsabilità sociale verso la collettività senza vedersi però garantite sempre adeguate misure di protezione e prevenzione.
Se negli anni scorsi le crisi ambientali avevano spesso visto confrontarsi da una parte le ragioni dell’impresa e del lavoro e dall’altra quelle dell’ambiente, in questo caso la pandemia ha reso palese quanto sia molto più complessa la dinamica sociale del conflitto e quanto la debolezza del lavoro e di lavoratrici e lavoratori non pesi soltanto su di loro ma anche sull’ambiente e quindi sulla cittadinanza. Come nei tempi andati ma con minore virulenza e violenza rispetto ad altri eventi pandemici, l’ambiente ci è piombato addosso in forma primordiale e basica, mettendo a nudo la nostra fragilità biologica in termini di salute individuale e collettiva e dimostrando la persistente limitatezza di risorse e strutture di cui disponiamo per la nostra sicurezza ambientale, per quanto incomparabilmente superiori rispetto al passato. Colpisce la gestione poco partecipata non solo dell’emergenza ma soprattutto delle prospettive e conseguenze future (ad es. i comitati paritetici d’azienda e territoriali sono stati  introdotti solo in un secondo momento e limitatamente alla questione sanitaria, non alle strategie d’impresa per la ripresa produttiva): l’assenza di un orizzonte di coinvolgimento e concertazione degli attori, a cominciare da quelli più deboli, fa temere per le possibili difficoltà e lacerazioni là dove la tensione e il disagio sociale possano crescere esponenzialmente nei mesi a venire o là dove crisi ambientali e sanitarie analoghe si ripetano, condizionando di nuovo la dinamica economica e produttiva.
La Società Italiana di Storia del Lavoro (SISLav), con il suo gruppo di lavoro Ambiente, salute e lavoro, ha pensato che fosse utile riflettere sul passato pensando al presente. La SISLav ha così colto l’occasione organizzando su queste tematiche un seminario online, a distanza, intitolato Servizio sanitario, prevenzione sul lavoro, partecipazione democratica: sull’attualità di Ivar Oddone, svoltosi il 22 maggio 2020.
Il seminario, introdotto dal sottoscritto e da Gilda Zazzara (Università di Venezia Ca’ Foscari), ha visto la partecipazione come relatori di Gianni Marchetto (operaio pensionato, ex delegato FIAT e funzionario FIOM torinese, presidente dell’associazione Mappe Grezze), Franco Carnevale (medico del lavoro e storico della salute dei lavoratori) e Fabio Capacci (responsabile del Servizio territoriale di prevenzione, igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro della ASL 10 Toscana Centro, dove si concentrano i principali sistemi di impresa industriale e la logistica della regione).

Foto 3 - foto Oddone
Ivar Oddone

Su sollecitazione di Marchetto (partendo da un vecchio documento di Ivar Oddone del 1971, Appunti per una discussione sul modello di Unità Sanitaria Locale) e poi con gli interventi degli altri due relatori, i partecipanti hanno riflettuto e discusso sulle défaillances del sistema sanitario regionale di fronte alla pandemia, sulle scelte politiche effettuate negli ultimi decenni dalle classi dirigenti e sugli orientamenti direttivi in materia di sicurezza sul lavoro.
Il punto di partenza, come termine di paragone, è stato il confronto con la dimensione di partecipazione che negli anni ’70 accompagnò due movimenti: da una parte, il movimento dei delegati di fabbrica (e poi, più limitatamente, di zona) per costruire un sistema di prevenzione della salute e dell’ambiente di lavoro che modificasse in profondità, attraverso la partecipazione delle comunità di lavoratori, l’organizzazione del lavoro, con ricadute anche esterne alla fabbrica (le prime forme fragili e contraddittorie di “ambientalismo operaio”); dall’altra, il movimento per la riforma sanitaria, con la nascita di un sistema nazionale articolato sulle Unità Sanitarie Locali e costruito sulla logica coordinata della prevenzione di comunità e territoriale e dello sviluppo della medicina di base, quella di cui nell’emergenza è stato evidenziato il depotenziamento seguito alla aziendalizzazione e regionalizzazione spinta del servizio sanitario. Foto 4 - capitale, salute, lavoro

Il 2020 è anche l’anno del cinquantennale dello Statuto dei lavoratori del 1970, che proprio attorno al diritto alla salute e all’integrità psico-fisica dei lavoratori, ai diritti di formazione e informazione, costruì le premesse giuridiche per cui quei due movimenti si incontrassero e potessero ottenere straordinari risultati nella società, come la riforma sanitaria del 1978. In questi movimenti, che trasformarono il rapporto fra tecnici e specialisti con la società, agirono figure di innovatori della medicina del lavoro e dell’ambiente, diverse fra loro ma accomunate dalla stessa tensione morale, come Giulio Maccacaro, Luigi Mara, Gastone Marri, Ivar Oddone, e trovarono fecondo terreno i nuovi approcci proposti da Medicina democratica, fondata proprio nel 1978. Gli anni ’70 furono gli anni in cui si cercò provvisoriamente di superare lo scambio ineguale fra lavoro e salute, fra lavoro e ambiente, come sintetizzato in Ambiente di lavoro. La fabbrica nel territorio del 1977 di Ivar Oddone.

Foto 5. fabbrica-quartiereIl seminario è stato infatti anche l’occasione per ricordare una figura determinante di quelle vicende e dell’elaborazione di un modello sindacale della prevenzione, Ivar Oddone (1923-2011). In gioventù fu comandante partigiano (Kim nei Sentieri dei nidi di ragno di Italo Calvino), poi medico e psicologo del lavoro, innovatore e grande organizzatore culturale e politico. Con Oddone, anche molti altri dei protagonisti di quella stagione venivano dall’esperienza della Resistenza e lì avevano avuto in gioventù la loro formazione civile. Ivar Oddone fu promotore di un’esperienza pionieristica di medicina territoriale che integrasse rischi da lavoro e rischi ambientali nel quartiere operaio San Donato a Torino (inserire Foto 5 – fabbrica quartiere), che Gianni Marchetto ha sintetizzato attraverso dei materiali preparatori al seminario come Medicina territoriale e partecipazione.  Il seminario si è interrogato su quanto e se quegli anni possano ancora dirci qualcosa. In questo gli interventi dei tre relatori e poi la discussione sono stati molto utili e illuminanti.
E’ possibile rivedere la registrazione di questo seminario alla pagina YouTube della SISLav.

 

Bibliografia

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  • G. Bonan, Gli storici e l’Antropocene: narrazioni, periodizzazioni, dibattiti, «Passato e presente», 2018, n. 105, pp. 129-43
  • F. Carnevale-A. Baldasseroni, Mal da Lavoro. Storia della salute dei lavoratori, Laterza, Roma-Bari 1999
  • Conoscenze scientifiche, saperi popolari e società umana alle soglie del duemila: attualità del pensiero di Giulio A. Maccacaro, atti del Convegno internazionale, Università degli studi di Milano, 1997, «Quaderni di Medicina Democratica», supplemento ai numeri 114-118, 1998
  • S. Luzzi, Il virus del benessere. Ambiente, salute, sviluppo nell’Italia repubblicana, Laterza, Roma-Bari 2009
  • F. Paolini (ed.), Industrial Labour and the Environment. Notes for a History of a Global Transformation, Cambridge Scholars Pub., Newcastle 2020
  • A. Re, T.C. Callari, C. Occelli (a cura di), Sfide attuali, passate, future: il percorso di Ivar Oddone, Torino, Otto, 2014
  • M.L. Righi, Le lotte per l’ambiente di lavoro dal dopoguerra ad oggi, in «Studi storici», 1992, n. 2-3, pp. 619-52

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