Segnalazioni

Il rosso di un biennio non solo rosso – Roberto Bianchi

«Cent’anni fa, nell’estate del 1920, in un’Italia ancora stremata dalle conseguenze della Grande guerra e agitata da acutissime tensioni sociali, gli operai metalmeccanici scesero in lotta per ottenere migliori condizioni di lavoro, orari più contenuti e aumenti salariali. Non era certo la prima volta dopo la fine del confitto mondiale: non erano mancate né conquiste significative, prima fra tutte quella d’orario di otto ore, né sconfitte brucianti, come quella subita dagli operai della FIAT dopo il cosiddetto “sciopero delle lancette” dell’aprile del 1920, in cui la posta in gioco era quella delle regole della disciplina in fabbrica. Ora, facendo tesoro anche di quella sconfitta, si trattava di consolidare e possibilmente migliorare i risultati raggiunti durante la fase “alta” della lotta».

Così Aldo Agosti apre un intervento pubblicato sul sito della Fondazione Feltrinelli in occasione del centenario dell’occupazione delle fabbriche, che vi invitiamo a leggere qui.

Operai della fonderia Pignone in occupazione


Al momento, sono state poche le occasioni per ricordare, tornare a studiare e discutere quella lotta epocale che nel 1920, assieme alle elezioni amministrative di autunno, segnò la fine del ciclo di mobilitazioni politiche e sociali aperto durante la guerra. Eppure, per buona parte del ’900, le occupazioni delle fabbriche erano state considerate uno dei momenti decisivi per la storia dell’Italia contemporanea, per quella delle rivoluzioni e delle controrivoluzioni, per lo studio delle forme di partecipazione di massa alla vita politica e le modalità di organizzazione e autorganizzazione della protesta. Lo furono soprattutto tra gli anni ’60 e ’70, ovvero all’indomani dell’autunno “caldo” e del cosiddetto «secondo biennio rosso 1968-1969».

Operai armati occupano una fabbrica dell’Alfa Romeo a Milano, settembre 1920

Per questo segnaliamo l’efficace contributo di Aldo Agosti e ricordiamo che l’episodio si inseriva all’interno del ciclo di mobilitazioni 1917-1920, nonché alla fine del biennio 1919-1920. Un biennio che non fu solo «rosso», ma multicolore e multiforme, caratterizzato da imponenti lotte contadine, tumulti e insurrezioni, scioperi e occupazioni, e anche dall’emergere dello squadrismo e di inedite forme di violenza politica, sullo sfondo di una crisi dello Stato liberale e dei suoi gruppi dirigenti. Erano fenomeni che si inserivano pienamente in processi che travalicavano i confini del Regno d’Italia, mentre prendevano corpo ideali e ideologie che avrebbero marcato la storia del XX secolo.

Guardie rosse presidiano le fabbriche, settembre 1920

Tornare a riflettere su quello snodo storico è un’esigenza imprescindibile per chi si occupa di storia contemporanea e di impegno civile. Oggi possiamo farlo con nuove sensibilità e con gli strumenti messi a disposizione da una storiografia forse più matura.

Roberto Bianchi, Università degli studi di Firenze

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...