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Maradona e Rossi: percorsi e incroci – Edoardo Molinelli

Le ultime settimane del 2020 sono state tragiche per il mondo del calcio: il 25 novembre è morto in circostanze controverse Diego Armando Maradona, l’unico a poter contendere a Pelé il titolo di più grande di sempre, e il 9 dicembre lo stesso destino è toccato all’eroe di Spagna ‘82, Paolo Rossi. Nei giorni successivi alla loro scomparsa decine di articoli hanno ricordato queste due figure leggendarie, entrate di diritto nel Pantheon del calcio grazie alle prestazioni eccezionali ai Campionati del mondo del 1982 e del 1986; due miti assoluti, conosciutissimi in patria e all’estero, anche se Diego resta irraggiungibile come popolarità globale. 

I successi mondiali hanno sublimato l’essenza di Maradona e Rossi quali simboli, diversi per caratteristiche tecniche ma simili sul piano allegorico, della centralità del singolo nel calcio degli anni ’80, dopo la rivoluzione del totaalvoetbal olandese del decennio precedente. Maradona (come sottolineava Rivista Undici in occasione del suo 60° compleanno) ha avuto, come pochissimi altri giocatori nella storia, la capacità di esaltare formazioni non di primissimo piano e ha di fatto posto nuovamente l’attenzione sul talento individuale, quando per tutti gli anni ’70 l’importanza del collettivo era stato il dogma imperante. La principale qualità di Rossi, al contrario, era quella di concretizzare il lavoro di squadra (e in tal senso raggiunse lo zenit in Spagna), ma il suo ruolo sul campo andava al di là della pura finalizzazione grazie agli ottimi fondamentali e alla capacità di dialogare con i compagni, facendone di fatto un centravanti atipico, dotato di caratteristiche uniche.

Come tutti i grandi personaggi dello sport, entrambi hanno avuto una rilevanza e un impatto sul pubblico che hanno travalicato il semplice lato agonistico per estendersi alla sfera sociale e politica. Inutile sottolineare cosa Maradona abbia rappresentato per Napoli, per l’Argentina e per tanti popoli del Sud del mondo, estendendo perfino la sua influenza dopo il ritiro grazie ai rapporti con alcuni dei leader più odiati dall’occidente filostatunitense (Fidel Castro, Evo Morales, Hugo Chávez); per rendersene conto basta passeggiare per i vicoli del Rione Sanità o de La Boca, ricordare il gol di mano all’Inghilterra, la celeberrima Mano de Dios, celebrato come il furto nella casa del ladro e come il riscatto argentino dopo la guerra delle Falkland/Malvinas. D’altra parte, il suo percorso di affermazione sui campi della Primera División ha coinciso con il passaggio dalla dittatura dei generali alla fase democratica, sublimato nella vittoria dell’86 che ha definitivamente chiuso i conti anche nello sport con il regime militare, capace di utilizzare i Mondiali del ’78 come straordinario volano propagandistico.

Allo stesso modo, il trionfo azzurro ai Mondiali dell’82 è stato raccontato anche in chiave più ampia, come se i gol di Rossi avessero traghettato l’Italia degli anni di piombo e del conflitto sociale nell’era della (presunta) superficiale spensieratezza e dell’edonismo degli anni ’80; in una certa prospettiva, perfino la squalifica per il calcio-scommesse del 1980, che sembrò porre fine alla sua carriera, può essere vista come una metafora della decadenza morale e della corruzione di quel decennio, che sarebbero deflagrate in modo clamoroso con l’inchiesta Mani Pulite all’inizio degli anni ’90.

Sono moltissime le questioni, qui appena accennate, che potrebbero essere affrontate in relazione a Maradona e Rossi, e che in effetti sono state approfondite dal profluvio di articoli usciti dopo la loro scomparsa. Minor attenzione è invece stata posta sui tanti incroci sportivi tra i due e sui molti punti in comune che caratterizzano le rispettive carriere: nati a cavallo tra anni ’50 e ’60, esplosi sul finire dei ’70, campioni del mondo negli anni ’80, Rossi e Maradona sono molto più simili di come potrebbero apparire a prima vista. A colpire è innanzi tutto la somiglianza dei loro palmarès, con due scudetti, una Coppa Italia e soprattutto un campionato mondiale a testa; a livello individuale, inoltre, entrambi sono stati capocannonieri della serie A e hanno ricevuto sia il Pallone d’oro del mondiale che il Pallone d’oro di France Football (Rossi nel 1982, Maradona nel 1995 alla carriera). 

Gli inizi, tuttavia, non avrebbero potuto essere più diversi. Paolo Rossi nasce il 23 settembre del 1956 a Prato, Maradona il 30 ottobre del 1960 a Lanús, nell’area metropolitana della Grande Buenos Aires. Una città che allora non era neppure provincia contro una megalopoli tra le più grandi del mondo. Rossi cresce in un ambiente tranquillo e gioca a calcio nella squadra della sua frazione, il Santa Lucia; dopo un rapido passaggio nell’Ambrosiana, squadra pratese con una grande tradizione nel calcio giovanile, si fa un nome con la maglia della fiorentina Cattolica Virtus, dove resta per quattro anni. Notato dagli osservatori della Juventus, nel 1972 viene prelevato dai bianconeri grazie all’intervento diretto di Italo Allodi. Paolo è un sedicenne mingherlino che gioca da ala destra.

Maradona ha la stessa età quando viene promosso nella prima squadra dell’Argentinos Juniors, club noto col soprannome di Semillero del Mundo («vivaio del mondo») per la quantità di giocatori importanti che vi sono cresciuti. Il calcio gli permette di affrancarsi da un destino già scritto a Villa Fiorito, villa miseria della periferia di Buenos Aires. Grazie alle sue enormi qualità entra a far parte delle Cebollitas, le giovanili dell’Argentinos Juniors, che realizzano una serie impressionante di 136 partite senza sconfitte (non vi sono fonti ufficiali a supportare il dato, riportato dallo stesso Maradona nella sua autobiografia Io sono El Diego, trad. it. di A. Bracci, Fandango 2000). 

Le prestazioni con le giovanili portano in breve Diego a esordire sul palcoscenico della Primera División: il 20 ottobre 1976 gioca la prima partita ufficiale in campionato (Argentinos Juniors-Talleres de Cordoba 0-1), mentre il 14 novembre realizza i primi gol in carriera, siglando una doppietta contro il San Lorenzo de Mar del Plata.

Il 3 ottobre, intanto, Paolo Rossi ha realizzato la prima rete da professionista in Vicenza-Varese 2-0, seconda giornata del campionato di serie B, mettendo fine a un lungo periodo difficile. Operato per tre volte al menisco, senza spazio in prima squadra, nel 1975 è stato mandato in prestito a Como ma non ha inciso. Nell’estate ’76 viene acquistato in comproprietà dal Vicenza, un’occasione che sa già di ultima spiaggia e che invece rappresenta la svolta, grazie allo spostamento nel ruolo di centravanti voluto dal tecnico Giovan Battista Fabbri.

Si può dire che le carriere di Rossi e Maradona sboccino nello stesso momento. Nel ’77 entrambi segnano a raffica – 19 gol Diego, 21 Paolo, che si laurea capocannoniere di B – ed esordiscono con le rispettive nazionali (Maradona il 27 febbraio in Argentina-Ungheria 5-1, Rossi il 21 dicembre in Belgio-Italia 0-1). Nella stagione successiva fanno anche meglio: promosso in serie A col Vicenza, Rossi termina la stagione con 24 centri e si consacra goleador principe del campionato; Maradona aumenta ancora la media realizzativa (a fine stagione saranno 26 gol in 35 partite) e gioca ad aprile la quarta partita in Albiceleste. In estate si disputa la Coppa del mondo in Argentina e il ragazzino di Villa Fiorito è nei 25 preconvocati del flaco Menotti; il commissario tecnico, però, non lo vede come titolare e alla fine decide di non inserirlo nella lista definitiva dei 22 che si giocheranno il mondiale casalingo, preferendogli il grande fantasista del River Plate Norberto Beto Alonso (e non il loco René Houseman, come si legge talvolta, da tempo nella rosa della nazionale: cfr. El Gráfico). Enzo Bearzot, invece, non solo convoca Rossi nonostante l’esperienza internazionale pressoché nulla, ma lo inserisce subito nella formazione titolare; il centravanti pratese lo ripaga con tre gol e prestazioni impeccabili, guadagnandosi il soprannome di Pablito che lo accompagnerà per il resto della carriera. L’Italia chiude al quarto posto con qualche rimpianto, l’Argentina vince davanti a Videla e ai generali uno dei mondiali più controversi di sempre. Anche Maradona siede in tribuna al Monumental per la finale e osserva il trionfo di compagni con cui si è allenato fino a un mese prima: una ferita che dentro di lui non si rimarginerà mai.

Italia-Argentina (Roma 1979)

L’occasione di un incrocio tra i due, sfumata ai mondiali, si concretizza l’anno successivo e per ben due volte: il 26 maggio sono entrambi titolari nell’amichevole a Roma tra Italia e Argentina – che finisce 2-2 con un gol di Rossi – e lo stesso avviene il 25 giugno in Argentina-Resto del Mondo 1-2, in cui va a segno Maradona.
Per rivederli in campo da avversari dovranno passare tre anni densi di avvenimenti, che nel caso di Pablito sono tutt’altro che positivi. Nella stagione ’78-’79 i suoi 15 gol non riescono a evitare la retrocessione del Vicenza, che non può tenerlo in rosa; in estate è protagonista di un clamoroso balletto di calciomercato, sembra che tutti lo vogliano e a un certo punto è a un passo dal trasferirsi al Napoli di Ferlaino (il presidente che porterà Maradona al San Paolo), ma alla fine si accasa in prestito al Perugia; e proprio lì resta invischiato in una mai del tutto chiarita vicenda di calcio-scommesse, a causa della quale viene clamorosamente squalificato per due anni (salterà, tra le altre cose, gli Europei del 1980 in Italia). Nell’estate del 1981, però, la Juventus di Boniperti a sorpresa paga più di 3 miliardi al Vicenza e lo riporta a Torino, in attesa di poterlo schierare una volta scontata la squalifica.

A febbraio dello stesso anno Maradona è passato al Boca Juniors, dove resta una stagione e mezzo portando gli Xeineze alla vittoria del campionato Metropolitano, il primo titolo in carriera; il giocatore è ormai maturo per il salto in Europa, che avverrà dopo il Mondiale del 1982. Al torneo in Spagna partecipa anche Paolo Rossi: rientrato in campo il 2 maggio (Udinese-Juventus 1-5, un gol è suo), gioca altre due partite di campionato, vince come Diego il suo primo titolo nazionale ed è inserito da Bearzot, che mai lo ha perso di vista, nella lista dei 22 azzurri. Una decisione che genera enormi polemiche, anche perché il ct preferisce un giocatore presumibilmente fuori forma al capocannoniere del campionato Roberto Pruzzo. Il 29 giugno Maradona e Rossi sono entrambi in campo nella prima partita del gruppo C della seconda fase a gironi; finisce 2-1 per l’Italia, nessuno dei due segna e il fenomeno argentino viene annullato dalla marcatura chirurgica di Claudio Gentile. 
Il prosieguo è noto: l’Argentina perde anche col Brasile ed è eliminata, Rossi invece ritrova se stesso proprio contro i verdeoro e porta l’Italia sul tetto del mondo con 6 gol in 3 partite.

I due tornano a incrociarsi nella stagione 1984/85, quando Maradona lascia il Barcellona dopo due anni in chiaroscuro, durante i quali ha rischiato la carriera a causa di un infortunio tremendo alla caviglia causatogli da una brutale entrata di Andoni Goikoetxea, e approda al Napoli in serie A. La sua prima stagione in maglia azzurra coincide con l’ultima di Rossi in bianconero: per entrambi a livello di squadra non è un campionato esaltante, anche se Maradona individualmente lascia il segno (14 reti) mentre Pablito inizia a mostrare i segni di un declino che sarà rapido e senza appello (solo 3 reti per lui); la Juventus chiude sesta ma vince la sua prima Coppa Campioni nella tragica serata dell’Heysel, in cui Rossi è in campo. A fine stagione il centravanti passa al Milan, dove al di là di una doppietta nel derby con l’Inter non incide, mentre Maradona porta il Napoli al terzo posto. In estate si gioca il mondiale in Messico, il momento in cui Diego raggiungerà la gloria eterna destinata ai fuoriclasse assoluti dello sport. Bearzot convoca molti dei suoi ragazzi dell’82, ai quali è legato da una sorta di debito di riconoscenza, e tra questi nonostante l’annata deludente c’è anche Rossi. L’eroe di Spagna non scende mai in campo (la sua ultima partita in azzurro è perciò Italia-Cina 2-0 dell’11 maggio 1986, disputata guarda caso a Napoli), mentre Maradona, dopo aver segnato il 5 giugno nell’1-1 tra Italia e Argentina nei gironi, guida la squadra al successo grazie alle doppiette contro Inghilterra e Belgio e all’assist per Burruchaga nella finalissima con i tedeschi.

In estate Rossi si trasferisce al Verona per quella che sarà la sua ultima stagione da calciatore. Pablito segna il suo ultimo gol il 1 marzo 1987 in Verona-Udinese 3-1 e scende in campo per l’ultima volta il 12 aprile proprio contro il Napoli: finisce 3-0 per gli scaligeri, sconfitta che comunque non impedirà la vittoria del primo scudetto da parte di Maradona.

Martoriato dai problemi fisici e senza più grandi motivazioni, Rossi decide di ritirarsi ad appena 31 anni. Un aspetto, questo, che lo differenzia dal Pibe de Oro, che continuerà a giocare tra alti e bassi (le vittorie col Napoli, il mondiale ’90 perso in finale, la squalifica per assunzione di cocaina, il trasferimento a Siviglia, il ritorno in Argentina e in nazionale, la partecipazione folgorante al mondiale di USA ’94 interrotta dalla positività a un controllo antidoping) fino a 37 anni: Diego segna l’ultima rete da professionista il 14 settembre 1997 in Boca Juniors-Newell’s Old Boys 2-1 e saluta il calcio giocato il 25 ottobre 1997, scendendo in campo nel superclasico River Plate-Boca Juniors vinto 2-1 dagli Xeineze. Dopo il ritiro, a differenza di Rossi, intraprende la carriera da allenatore già tentata durante la squalifica di quindici mesi comminatagli nel 1994 (all’epoca aveva guidato il Deportivo Mandiyú dal 3 ottobre al 30 dicembre e il Racing Club di Avellaneda dal 6 gennaio al 26 marzo 1995); nel 2008 siede sulla panchina della nazionale argentina, eliminata ai quarti di finale dei mondiali sudafricani del 2010, quindi prosegue in tono minore tra Al-Wasl e Fujairah negli Emirati Arabi, Dorados de Sinaloa in Messico e Gimnasia La Plata in Argentina.

La morte a due settimane di distanza l’uno dall’altro ha riunito per l’ultima volta le vite di due dei più grandi sportivi del ‘900.

Elenco delle partite in cui si sono affrontati Maradona e Rossi:

  • 26/05/1979, Roma, Italia-Argentina 2-2 [amichevole; 1 gol Rossi]
  • 25/06/1979, Buenos Aires, Argentina-Resto del Mondo 1-2 [amichevole; 1 gol Maradona]
  • 09/06/1982, Barcellona, Italia-Argentina 2-1 [Mondiali 1982, 2° turno]
  • 23/12/1984, Torino, Juventus-Napoli 2-0 [13a giornata serie A]
  • 05/05/1985, Napoli, Napoli-Juventus 0-0 [28a giornata serie A]
  • 08/12/1985, Napoli, Napoli-Milan 2-0 [13a giornata serie A]
  • 13/04/1986, Milano, Milan-Napoli 1-2 [28a giornata serie A; 1 gol Maradona]
  • 05/06/1986, Puebla, Italia-Argentina 1-1 [Mondiali 1986, 1° turno; 1 gol Maradona, Rossi non entrato]
  • 30/11/1986, Napoli, Napoli-Hellas Verona 0-0 [11a giornata serie A]
  • 12/04/1987, Verona, Hellas Verona-Napoli 3-0 [26a giornata serie A]

Bilancio: vittorie Rossi 4, vittorie Maradona 2, pareggi 4; gol Maradona 3, gol Rossi 1.

Statistiche, tabellini e palmarès:

Wikipedia

The Rec.Sport.Soccer Statistics Foundation

Transfermarkt

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