Freschi di stampa · Sport

Maurizio Lupo, Antonella Emina, Visioni di gioco. Calcio e società da una prospettiva interdisciplinare, il Mulino, Bologna 2020 – Recensione di Lorenzo Venuti

Maurizio Lupo – Antonella Emina, Visioni di gioco. Calcio e società da una prospettiva interdisciplinare, il Mulino, Bologna 2020, pp. 292.

Strumento di disciplinamento, veicolo di identificazione, oggetto di scommesse, forma d’arte ma anche soggetto artistico: il calcio, insomma, è un vero e proprio prisma attraverso cui osservare il mondo, e che può essere letto da innumerevoli angolature. Con questo scopo nel 2017 è nato il progetto “Umanità nel pallone”: un gruppo di studiosi che, partendo dallo spunto del ricercatore al CNR Maurizio Lupo, pur senza un retroterra di storia dello sport, si sono prefissi di leggere l’universo calcio a 360°, ciascuno attraverso le proprie conoscenze specifiche. Il risultato di questo sforzo è Visioni di gioco, un testo agile, curato dallo stesso Lupo e dalla sua collega Antonella Emina, frutto di tre anni di conferenze che, come recita il sottotitolo Calcio e società da una prospettiva interdisciplinare prende in esame gli aspetti più disparati dello sport più popolare intrecciando la dimensione storica con le analisi sociale, letteraria e persino musicale. Lo sport dunque non nella sua dimensione agonistica, né politica, ma in relazione a diversi aspetti della società.
Sebbene il testo non sia chiaramente diviso, è possibile seguire una logica nel susseguirsi degli interventi. I primi due, ad esempio, di Nicola Bottiglieri e Concetta Damiani, sembrano offrire la giusta introduzione al volume. Il primo, prendendo spunto dalla dimensione agonistica e dalla materialità del pallone, offre una lettura simbolica del calcio, mentre il secondo riporta l’attenzione sulla difficoltà di trovare le fonti per la storia dello sport, evidenziando possibili approcci, ma anche i limiti.
Così, dopo aver fornito alcune chiavi interpretative, e aver sensibilizzato il lettore circa le difficoltà che ogni storia del calcio nasconde, il libro ci conduce nei suoi luoghi. Pierluigi Allotti ripercorre la storia degli impianti calcistici in Italia evidenziando tendenze e evoluzioni dal primo ‘900 sino alle nuove arene contemporanee, rimarcando sempre il delicato rapporto fra stadio e tifosi; Paolo Alfieri invece si sofferma sulla pratica sportiva negli oratori milanesi fra anni ‘50 e ‘60, in bilico fra la sua utilità come strumento per avvicinare la gioventù e il timore degli educatori circa il ridimensionamento del ruolo delle pratiche non sportive.
Dopodiché il volume analizza la genesi e lo sviluppo del calcio in quattro comunità profondamente diverse fra loro. Prima di tutto a Napoli; Paola Avallone e Raffaela Salvemini evidenziano le potenzialità delle fonti conservate negli archivi di stato locali, mentre altri tre contributi si soffermano sull’importanza identitaria del calcio: Pierangelo Castagneto mette in evidenza il ruolo dei liguri nel panorama calcistico in Argentina; Settimio Stallone si occupa dell’Unione Sovietica fra la fine della seconda guerra mondiale e il 1991; infine, Bruno Barba del futebol brasiliano, anche attraverso la storia della Seleção. Contributi che mettono così in luce, dopo aver passato in rassegna i luoghi dello sport, l’importanza che quest’ultimo ha saputo conquistarsi in comunità e contesti fra loro molto diversi.
Chiude questa carrellata di interventi dal taglio storico il contributo di Maurizio Lupo e Aniello Barone, che affronta un tema in bilico fra la storia economica e sportiva, con un rapido excursus sulle vicende legate al calcioscommesse, dalla prima schedina SISAL del secondo dopoguerra ai sistemi attuali.
A questo punto Visioni di gioco esce dal rettangolo verde per concentrarsi su altri aspetti del calcio inerenti alla sua popolarità, dunque sul tifo, e sul suo rapporto con le istituzioni, specialmente quelle sportive. Enrico di Bella, ad esempio, focalizza la propria attenzione sui videogiochi calcistici, guidando il lettore attraverso l’evoluzione videoludica a partire dagli anni ’80, evidenziando anche le ricadute di queste simulazioni, sempre più fedeli, sul mondo del calcio. Lisa Sella e Laura Bonato approfondiscono invece la questione di genere; la prima con una riflessione sui numeri delle praticanti e paragonando la situazione italiana a quella continentale, anche attraverso la propria esperienza, la seconda concentrandosi invece sul tifo femminile.
Di supporter scrivono anche Igor Benati e Stefano Pagnozzi, che raccontano le vicende legate ai Supporters’ Trust, dalle origini inglesi sino ai recenti sviluppi in Italia, sintetizzandone le esperienze, mostrandone limiti e potenzialità. Di raccordo con l’ultima parte, incentrata sulla narrazione dello sport attraverso l’arte, è l’intervento di Grazia Biorci, che si focalizza su una peculiare forma di comunicazione all’interno degli stadi: gli striscioni di serie A.
Nell’ultima parte il centro della scena è occupato da letteratura e musica: prima con una riflessione di Idamaria Fusco sulle poesie sul calcio di Umberto Saba, quindi sull’autobiografia di Lilian Thuram, studiata da Antonella Emina, che ne ripercorre la genesi e gli obiettivi. Infine il volume esplora il rapporto fra musica e pallone in due contesti precisi: quello inglese, approfondito da Antonio Vivaldi, e quello italiano, studiato da Isabella Maria Zoppi. Visioni di gioco si conferma un testo ricco di spunti, frutto di studiosi con retroterra profondamente diversi, coinvolti grazie alla rete di conoscenza personale precedentemente intessuta dallo stesso Lupo. Qui anche il limite principale dell’opera, che trattando di numerosi argomenti finisce per risultare poco omogenea, ancora da sviluppare pienamente. Del resto, questo è solo il primo passo del gruppo di lavoro, che ha elaborato un progetto più ampio, l’Academic Football Lab, luogo di discussione e di confronto, per cercare di superare il ritardo dell’Italia nello studio accademico della disciplina. In questo periodo, dove l’interesse per la storia del calcio, ma più in generale dello sport, è in netto aumento, l’auspicio è quello che i vari gruppi che studiano tematiche affini, sorti in modo spontaneo e autonomo, possano iniziare a collaborare, rafforzandosi a vicenda e innescando processi virtuosi di approfondimento.  

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