Freschi di stampa · Sport

Robert Colls, This Sporting Life: Sport and Liberty in England 1760-1960, Oxford UP, Oxford 2020 – Recensione di Daniele Serapiglia

Robert Colls, This Sporting Life: Sport and Liberty in England 1760-1960, Oxford UP, Oxford 2020, pp. 416 – Daniele Serapiglia

Contestualmente all’uscita del n. 111 di «Passato e presente» dedicato a Sport popolare/ popolarità nello sport, e non in tempo per essere segnalato nelle schede, è stato pubblicato in Inghilterra il volume The sporting Life: Sport and Liberty in England 1760-1960 di Robert Colls, professore dell’International Center for Sport History and Culture della De Montfort University di Leicester. Il volume, passando in rassegna duecento anni di storia, racconta il modo in cui gli sport popolari hanno contribuito a creare il concetto di “essere inglesi”.
Nella breve introduzione l’A., attingendo anche alla sua esperienza personale, sottolinea come a partire dalla seconda metà del XVIII secolo le attività che possono essere definite sportive (pur nell’indeterminatezza del termine “sport”) siano alla base dell’identità inglese, divenendo sia un modo di rappresentare l’appartenenza alla nazione sia un mezzo di espressione della libertà individuale. L’opera si divide in 8 capitoli, tutti dedicati all’importanza simbolica dell’attività sportiva, per le classi agiate e per quelle più povere, con una prospettiva duplice, sia maschile che femminile. Nel cap. I Colls si sofferma sull’importanza della caccia alla volpe nel Leicestershire ai primi del ’900, sottolineando come per i nobili questa rappresentasse non solo un divertimento ma anche un mezzo per il controllo del territorio, oltre a un modo per esibire il proprio status; interessante in merito le pagine dedicate alla rilevanza simbolica dell’ippica. Questo punto di vista cambia nel secondo capitolo dedicato alle classi popolari e in particolare alla pratica del bracconaggio: l’attenzione è posta sulla richiesta dei minatori dei Northern Pennies di poter cacciare in quanto uomini liberi, che portò a un conflitto con la Chiesa e con i proprietari terrieri locali a cavallo tra XVIII e XIX secolo. Il terzo capitolo è dedicato all’incontro di Barehnuckle boxing tra John Heenan e Tom Sayers (1860), tramandato come il primo incontro per la corona di campione del mondo di pugilato. Raccontando l’evento, Colls sottolinea la passione agonistica dei due atleti, capace di coinvolgere, grazie alla stampa e al “passaparola” nei pub, migliaia di persone.
Nel cap. 4 l’A. si concentra sul dibattito innescato dalla soppressione nel 1840 della corsa dei tori, da secoli praticata a Stanford (Lincolnshire), mettendo in risalto come per gli abitanti di quel paesino questa kermesse rappresentasse un elemento identitario della comunità, colpita nella sua libertà dalla soppressione. Sicuramente uno dei capitoli più importanti del volume è il quinto in cui l’A., a partire dagli scritti del giornalista Edwin Butterworth sulla storia del Lancashire negli anni ’30 dell’800, analizza il modo in cui la rivoluzione industriale aveva sconvolto la vita delle parrocchie, costrette a reinventarsi un proprio ruolo nella nuova società, tutelando, proprio grazie all’attività sportiva, le diverse identità locali. Il sesto capitolo è dedicato all’educazione impartita nelle scuole private inglesi: si discute il modo in cui, pur nelle sue contraddizioni, l’attività sportiva era funzionale alla costruzione identitaria dei giovani, donne e uomini. In questo senso, l’analisi si concentra sull’immagine di questi istituti, che si presentavano imponenti architettonicamente, immersi nel verde e circondati da campi da gioco: una cartina di tornasole del modello educativo inglese. Il punto di vista degli alunni e delle alunne rappresenta il cardine del cap. 7, nel quale molto interessante è la disamina della crisi della mascolinità di metà ‘800, di cui lo sport rappresentò un segnale di declino ma ancche di rafforzamento, con la creazione di nuovi eroi civili che andarono a sostituire quelli militari. Interamente dedicato al calcio è il cap. 8, nel quale Colls si interroga sul modo in cui questo sport ha acceso le passioni della classe operaia inglese, ma anche sui motivi per cui il calcio ha coinvolto nella sua pratica soprattutto gli uomini, lasciando ai margini le donne. Nelle brevi conclusioni, infine, Colls riassume il modo in cui l’attività sportiva è divenuta, in duecento anni, parte “vitale” della società inglese, espressione importante dell’identità di uomini e donne di classi sociali diverse, che proprio nello sport hanno visto un mezzo per rivendicare la propria libertà, sia individuale che collettiva.
Sicuramente l’opera di Colls si inserisce tra le grandi opere dedicate al tempo libero in Inghilterra tra il XVIII e il XX secolo e troverò nelle biblioteche accanto all’importantissimo libro di Richard Holt, Sport and British: A modern history. A differenza di quest’ultimo però Colls, in maniera originale, assegna uno spazio maggiore al punto di vista popolare, ricostruito grazie a un’ampia tipologia di fonti, dalla memorialistica alla stampa, dalle opere letterarie alle “canzonette”. In questo modo, in virtù delle sue competenze di storico della cultura – basti ricordare Identity of England e soprattutto George Orwell: English Rebel -, Colls si inserisce anche nel filone di studi riconducibile alla storia delle emozioni: infatti, senza indagare la dimensione emozionale, è difficile comprendere perché l’attività sportiva in senso lato sia alla base della creazione del sentimento identitario degli inglesi. The sporting life dimostra, infatti, che per avere cognizione del successo dei grandi eventi sportivi è necessario comprendere perché questi suscitino un certo tipo di passione nel pubblico, prestando sempre attenzione alle differenze di genere e a quelle territoriali: l’identità inglese si fonda sulle peculiarità di diverse identità locali, restituite dalla stampa locale più che da quella nazionale. Il volume è pertanto raccomandabile non solo per conoscere alcuni elementi rilevanti della cultura inglese, ma anche per comprendere la centralità del tempo libero nelle sue diverse declinazioni (musica, sport, cinema, intrattenimento televisivo) nella vita quotidiana degli individui, che fondando su di essi il proprio corredo identitario.

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