Segnalazioni

Cinquant’anni fa, fra spinte rivoluzionarie e trasformazioni sociali – Pietro Causarano

Negli ultimi due anni “Passato e presente” ha prestato particolare attenzione alla rottura rappresentata dalle vicende del 1968 e del 1969, troppo spesso semplificate nell’anno degli studenti e nell’anno degli operai. In realtà, le vicende italiane di cinquant’anni fa si inseriscono in un quadro internazionale di forte accelerazione complessiva nelle trasformazioni sociali e culturali e di diffuse aspirazioni verso un mutamento rivoluzionario degli assetti dominanti.

Nel n. 107 del 2019 è apparso un editoriale a cura di Gianpasquale Santomassimo sul 1968 e nel n. 110 del 2020 un gruppo di schede bibliografiche curato da Simonetta Soldani dedicato al “lungo 1968” visto dall’Italia, da cui emergeva – nella storiografia più recente – la complessità e la stratificazione di interazioni fra i diversi fenomeni e movimenti.


Nel primo numero del 2021 di “Passato e presente”, il 112 appena uscito, troviamo un altro nutrito gruppo di schede bibliografiche, curato da Monica Pacini e Simonetta Soldani, su Il lavoro delle donne, caratterizzate da un arco temporale di riferimento molto ampio. Il comune denominatore storiografico evidenzia il protagonismo delle donne, l’emergere di nuove soggettività e la centralità del lavoro femminile, in tutte le sue articolazioni, nel definire e nel contribuire – anche se spesso in modalità a lungo subalterna – alle traiettorie dello sviluppo economico e sociale: come recita il sottotitolo di questa raccolta, secondo “un approccio multifocale” che per molti versi si potrebbe dire sia proprio della storia di genere.

Se il punto di vista del genere articola e rende plurali le letture che possiamo dare del passato, fino al nostro complicato e ambiguo presente, un momento decisivo nella assunzione di consapevolezza è rappresentato da quello che nel nostro paese è stato chiamato “il secondo biennio rosso”, il 1968-69. A questo proposito, sempre nel n. 112, è pubblicato un intervento di Fabrizio Loreto e Stefano Musso intitolato L’Autunno caldo: lotte operaie, sindacato e mutamento sociale.

Nel ricostruire le coordinate di quelle vicende, le cui radici affondano nei limiti redistributivi dello sviluppo post-bellico e del benessere e nella dura compressione del lavoro manuale, industriale e non solo, gli autori individuano in quel biennio un tornante decisivo della storia repubblicana. Un passaggio inserito in un complesso e duro scontro sociale attorno al lavoro, ai suoi diritti e al suo riconoscimento attraverso la legittimazione della sua azione organizzata e delle sue rappresentanze, che investe tutto il panorama internazionale del mondo industriale. Interrogandosi sulla peculiare persistenza in Italia della conflittualità nel decennio successivo, questo intervento è un contributo utile a ripensare vicende che, nella ricorrenza del cinquantesimo, sono passate praticamente sotto silenzio, a differenza del 1968. Eppure, proprio la grande mobilitazione sociale del lavoro ha di fatto permesso che tante delle questioni poste sul tappeto dai movimenti di quegli anni trovassero uno sbocco concreto e per molti versi duraturo, dall’antiautoritarismo alla soggettività, dall’affermazione congiunta dei diritti sociali e dei diritti civili all’allargamento degli spazi di cittadinanza e di partecipazione.

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