Attualità

Stuart Woolf (1936-2021)

Se n’è andato il Primo Maggio – un giorno che gli era caro – Stuart Woolf, uno degli storici inglesi che, mai dimentico della propria origine e cultura, alla storia italiana dell’età moderna e contemporanea ha dedicato studi che hanno lasciato un segno, da quelli sulla povertà e sul Risorgimento a quelli sul fascismo (anche europeo) e l’età repubblicana (tra cui nel 1967 quello con Michael Posner sull’impresa pubblica, tema allora eluso dagli storici economici), privilegiando un approccio di storia sociale che non escludeva mai né la centralità dei riferimenti politico-istituzionali né la rilevanza della dimensione culturale e mentale, arricchita e affinata dall’esperienza maturata alla École des Hautes Études di Parigi. Così come hanno lasciato un’impronta feconda di esiti e allievi i suoi passaggi nelle varie sedi universitarie in cui ha insegnato: per non citare che quelle in cui è rimasto più a lungo, da Reading (dal 1964 al 1974, anche come direttore del Centre for Advanced Study of Italian Society) a Essex (1975-1996), dall’Istituto universitario europeo (1983-1992), fissando a Settignano (Firenze) la sua residenza, a Ca’ Foscari a Venezia, dove ha insegnato dal 1996 fino al pensionamento.

Vi sarà tempo per tornare a rileggere tappe, esperienze, iniziative, studi della sua vita operosa, sempre vissuta “in presa diretta” con il presente, che soprattutto a partire dall’89 novecentesco e dal dilagare di nazionalismi aggressivi e liberismi sfrenati che ne erano seguiti lo aveva portato a interrogarsi con urgenza crescente sul passato e sul futuro dell’Europa; non è questo lo spazio per soffermarsi sulla sua biografia personale e storiografica, su cui speriamo davvero di riuscire a tornare con tempi più distesi.

Ci preme, piuttosto, accennare al lungo intenso rapporto intercorso fra Stuart Woolf e «Passato e presente»: un rapporto iniziato col suo ingresso nel Comitato scientifico nel 1985 (n. 7) e segnato due anni dopo dalla sua analisi del venticinquesimo di «Studi storici» (n. 14-15). La sua partecipazione si è fatta più intensa dopo la cesura del 1989-91 e si è caratterizzata per il netto privilegiamento per le rubriche fondate sul dibattito e sul confronto: le recensioni a volumi stimolanti (il ‘700 indiano di William Dalrymple, 62/2004; il  diario dell’avvocato ebreo Nino Contini al confino, 90/2013); gli Interventi (sull’amato Primo Levi: 2013/89) e, soprattutto, le Discussioni (I crimini nazisti, la memoria, l’Europa di oggi, 34/1995; Le memorie interroganti di Rossana Rossanda, 69/2006; Il caso Ariel Toaff: libertà di ricerca e responsabilità dello storico, 72/2007; Un ranking internazionale per le riviste di storia, con Ilaria Porciani, 78/2009).

Storico europeo ed europeista, Woolf ha promosso e organizzato un numero tematico sui nazionalismi nell’Europa centro-orientale e balcanica nel bel mezzo delle guerre che dilaniarono i territori e i popoli dell’ex Jugoslavia (Costruzioni di identità nazionali: 39/1996), ma ha anche riflettuto sulla produzione storiografica centrata sul continente europeo, sollecitata dall’urgenza di rileggerne la storia novecentesca tenendo conto delle potenzialità e complessità scaturite dalla fine dell’Urss e del blocco sovietico, come nell’editoriale del n. 50 del 2000, poco dopo il suo ingresso nel comitato direttivo della rivista (L’Europa e le sue storie). E non è certo un caso che anche negli interventi riguardanti l’Italia e la sua storia più o meno recente emergesse nitida la cura nel valorizzare letture comparate e “dall’esterno”, contro ogni seduzione “eccezionalista” e “autoctona”, si parlasse di “fine della patria” (68/2006, per la rubrica Usi e abusi della storia), di Resistenza (nei suoi contributi del 67/2006 al dibattito sulla produzione di Claudio Pavone o del 81/2010 su La repubblica italiana nata dalla guerra), di Risorgimento (si vedano le Schede a sua cura su L’Italia vista da fuori per il numero sul 150esimo dell’unità d’Italia curato da Simonetta Soldani: 83/2011) o di trionfi berlusconiani, partecipando al convegno organizzato nel 2002 dalla rivista su Le destre in Italia. Dal regime fascista al governo Berlusconi. 

Ma per quanto importanti e numerosi, gli articoli non rendono l’idea dell’apporto più importante di Stuart a «Passato e presente», fatto di un impegno assiduo nel leggere e discutere i pezzi proposti, nel tradurre pazientemente gli English summaries, nel proporre tematiche e suggerire collaborazioni (anche dei più giovani, grazie alla sua calda umanità “celata” dietro l’apparente formalità e l’umorismo british), nel dialogare con le diverse opinioni che di volta in volta emergevano sulla programmazione della rivista e sulle scelte da compiere: in modo fermo e talvolta burbero, anche infastidito scherzosamente dall’animata e un po’ disordinata polifonia delle nostre riunioni, ma sempre aperto a riconoscere il valore delle argomentazioni altrui.

Lo circondava la stima, ma anche l’affetto di tutti noi: un affetto ancora vivo e attivo, benché da qualche anno avesse deciso di ritirarsi a vita privata, confuso e rattristato dagli avatar del presente…


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