Segnalazioni

Lorenzo Kamel, The Middle East from Empire to Sealed Identities, Edinburgh, Edinburgh University Press, 2019.

Explores how conceptions of identity were historically constructed in the Middle East under the influence of imperial powers.
This compelling analysis of the modern Middle East – based on research in 19 archives and numerous languages – shows the transition from an internal history characterised by local realities that were plural and multidimensional, and where identities were flexible and hybrid, to a simplified history largely imagined and imposed by external actors. The author demonstrates how the once-heterogeneous identities of Middle Eastern peoples were sealed into a standardised and uniform version that persists to this day. He also sheds light on the efforts that peoples in the region – in the context of a new process of homogenisation of diversities – are exerting in order to get back into history, regaining possession of their multifaceted pasts.

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Segnalazioni

Gabriele Turi, Guerre civili in Italia 1796-1799, Roma, Viella, 2019.

Nel 1796 il generale Napoleone Bonaparte avvia l’occupazione francese di gran parte della penisola italiana, che porterà alla creazione delle repubbliche Cispadana, Cisalpina, Ligure, Romana e Napoletana.
Questa sintesi del triennio mette in risalto le novità prodotte dalla rivoluzione: il movimento patriottico, il controllo sul mondo ecclesiastico, le costituzioni e il riconoscimento dei culti, l’emancipazione degli ebrei.
Cambiano le istituzioni, i rapporti tra Stato e Chiesa, le mentalità collettive, e le varie società sono spaccate da guerre civili: vecchie e nuove élites si scontrano per la conquista del potere politico; le masse popolari, protagoniste della lotta antifrancese, perseguendo propri obiettivi individuano i loro nemici nei ceti più ricchi, sia repubblicani che reazionari: una minaccia che spinge questi ultimi a preparare quel compromesso sociale e politico che li vedrà uniti nel periodo napoleonico.

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Segnalazioni

Simonetta Soldani, La storia interrogante di Anna Rossi-Doria in «Genesis», XVII/2, 2018, Per Anna Rossi-Doria, pp. 15-43.

Il saggio si apre ricostruendo il percorso – di donna, di cittadina, di studiosa – che portò Anna Rossi-Doria, storica del mondo contadino meridionale del secondo dopoguerra, a mutare radicalmente il suo approccio alla storia e i suoi interessi, incentrandoli sulla storia delle donne (intesa come storia femminista) in età contemporanea, e facendo tesoro delle esperienze teoriche e pratiche del femminismo degli anni Settanta. In effetti tutti i suoi interventi e i suoi scritti degli anni Ottanta e Novanta scaturiscono da una interrogazione della storia che fa leva su alcune fondamentali “coppie concettuali” – universale/particolare, uguaglianza/differenza, collettivo/individuale, storia/memoria –, da lei intese non come coppie oppositive, ma come ambivalenze in cui ciascuno dei due termini definisce e arricchisce l’altro. Nella parte finale, il saggio sottolinea l’importanza di questo approccio anche negli studi dell’ultimo ventennio relativi all’esperienza e alla memoria della Shoah, e alle problematiche connesse a una difesa/valorizzazione di “diritti universali” in grado di rispettare i diritti delle minoranze, quali che esse siano.

Segnalazioni

Aldo Agosti, «Quel mare di locuzioni tempestose». Vita e traduzioni di Gigliola Venturi, «Tradurre», n. 15, autunno 2018.

«Insomma, traduttori, perché fate questo ingrato mestiere?», ci si chiede. Per quanto mi riguarda, le ragioni sono molteplici: [ per] far partecipe di un bene a me accessibile chi, altrimenti, non riuscirebbe a fruirne. Perché mi piace […]. Mi piace specialmente cimentarmi con testi difficili, per vedere se sono capace – come quegli acrobati che da un trampolino vertiginoso si tuffano in una vasca di due metri di diametro uscendo dall’acqua col sorriso sulle labbra, agili, rilassati, eleganti – per vedere se sono capace di tuffarmi in quel mare di locuzioni tempestose che è un testo straniero ed uscirne con la stessa aisance, sì che solo gli specialisti si rendono conto della tensione, della concentrazione, della precisione, dell’equilibrio che ogni parola, ogni frase richiede per passare da una lingua all’altra senza sbavature, senza spruzzi, senza che l’acrobata linguistico vada a spaccarsi la testa sul duro cemento degli errori, o a slogarsi le giunture sul più morbido terreno dello stile originale da rendere.
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